Il ciclone

Difendiamo il tesoro della commedia all'italiana!

IL CICLONE (Italia '96), di Leonardo Pieraccioni, con Leonardo Pieraccioni, Lorena Forteza, Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Paolo Hendel, Alessandro Haber, Tosca D'Aquino, Bebedetta Mazzini, Natalia Estrada, Mario Monicelli (voce). Dur.: 1h50

Successo stratosferico, senza precedenti, della passata stagione cinematografica in Italia, questo film è la tangibile, incontrovertibile dimostrazione che la tradizione della commedia è da noi ancora rigogliosa di frutti deliziosi. Pieraccioni è chiaramente figlio di grandi registi della vecchia guardia come Risi e Monicelli. Non a caso, quest'ultimo si è affettuosamente prestato a dare la propria voce all'(invisibile) nonno del protagonista Levante. una specie di passaggio di consegna, da parte di un regista che ormai non riesce più a produrre gioielli come negli anni Sessanta e Settanta, ad un giovane attore, anch'esso toscano.

Gli ingredienti necessari per sfornare un goloso dessert per il grande pubblico ci sono tutti. Attori simpatici e versatili (anche se non proprio dei grossi nomi), un gruppetto di bellezze di pura razza mediterranea (anche se la Forteza in realtà viene dalla Colombia...), l'uso sapiente di tutti i colori della tipica parlata fiorentina, paesaggi della campagna toscana da sogno... In effetti, sembrerebbe esserci anche troppo. Ma non sarà che questo voglia essere uno di quei prodotti superficiali fatti solo per divertire a un livello terra-terra il pubblico? No, il mio giudizio non è assolutamente questo. Certo, non c'e` nessuna profondità di contenuti, i personaggi non sono psicologicamente sviluppati, e anche l'atmosfera del piccolo paesotto poteva essere studiata con più attenzione, e non solo per fare colore. Tuttavia, se questo film non può arrivare a competere con la serietà di fondo di capolavori assoluti come Il sorpasso o I soliti ignoti o Amici miei, esso non prende nessuna scorciatoia di troppo per arrivare al suo obiettivo, quello di divertire.

La mano di Pieraccioni è sempre leggera, con una certa grazia malinconica nel modo di trattare tutti i suoi personaggi, che non sono solo delle meccaniche macchiette: vedi ad esempio la famiglia del protagonista, dal fratello ossessionato dal misticismo e dagli insuccessi con le donne, alla sorella lesbica, che non scade mai nè nella caricatura nè nell'eccessiva indulgenza (e infatti, la magnifica Barbara Enrichi ha vinto il David come migliore attrice non protagonista). E se agli attori più caratteristici (tipo Paolo Hendel, nel suo tipico ruolo di sessuomane, o la napoletanissima e caliente Tosca D'Aquino) viene data una certa libertà d'improvvisazione, essa non deborda mai dall'atmosfera generale del film, da questa sorta di poesia leggiadra sulle piccole gioie che possono movimentare la vita di un villaggio.

Pieraccioni, come attore, è perfettamente coerente con il suo ruolo di regista. Gentile, pacioccone, senza alzare mai la voce, il suo Levante no gioca la parte del protagonista assoluto con tutte le spalle attorno, ma quello di voce principale in un coro formato da tante voci. Haber, quello che ha la parte più seriosa del film, se la cava col suo solito mestiere, anche se non è certo il personaggio che mi ha convinto di più nel film... Le ballerine di flamenco, poi, fanno quello che devono fare: farsi guardare. Solo che, a differenza dei vari Vanzina & Co., non c'è nessuna caduta di stile nelle scene in cui compaiono, nessuna inquadratura gratuita, nessuna scollacciatura.

Ora questo film sta venendo distribuito anche in giro per il mondo: è arrivato in Svizzera e altri paesi europei ed è pronta anche l'uscita americana (si chiamerà, ma guarda un po', The Cyclone). Tuttavia, questo è un aspetto che mi lascia alquanto perplesso. Il punto di forza vero del film è proprio il modo con cui sono adoperate le più fantasiose espressioni che solo in Toscana possono essere plausibili. Per comprenderle, non è nemmeno sufficiente sapere l'italiano: occorre esserlo. Occorre conoscere la cultura toscana, averci avuto a che fare, altrimenti il tutto perde assolutamente ogni senso. E non sto parlando solo di modi di dire come "Maremma parabolica": parlo del modo di raccontare i fatti, della maniera di esprimersi, che sono aspetti di un linguaggio che nessuno sarà mai in grado di trasferire in altre culture. Leggendo i sottotitoli in francese, ci si rendeva conto di come i traduttori avessero del tutto bypassato il problema, eliminando ogni immaginazione dal dialogo, reso con una tale piattezza che, per chiunque non capisca una parola di italiano, il film deve risultare una noia mortale. Questo potrebbe spiegare la stroncatura senza mezzi termini che i quotidiani svizzeri tedeschi hanno riservato al film: infatti, gli unici parametri presi in considerazione erano gli elementi visuali, mentre al dialogo, al colore delle espressioni non era riservata nemmeno una mezza frase.

A questo punto, sarebbe lecito attendersi delle conferme da Pieraccioni. Pare che il suo nuovo film sia così così, che invece di evolvere il suo stile, indubbiamente presente, il regista toscano abbia preferito cullarsi sugli allori e riprodurre pari pari la stessa formula. La speranza è che sappia fare, prima o poi, quel passo necessario a diventare, da attore/regista simpatico e popolare a vero autore. Quello, insomma, che hanno saputo fare Verdone, o Benigni (il cui Johnny Stecchino merita di entrare nella storia del cinema italiano), o, in scala ridotta, un comico toscano a me molto caro come Alessandro Benvenuti. Sempre che non cada nell'eccesso opposto (vedi Nuti)...

Giudizio finale: 8

Links:


Prima pagina di Some Like It Hot